L'ansia di voler prevedere tutto (e come imparare a stare nel non-sapere) 

C’è un bisogno profondo e del tutto naturale che guida molti dei nostri comportamenti quotidiani: la ricerca di sicurezza.
Il nostro cervello è, per natura, una straordinaria macchina da previsione. Mappa scenari, anticipa problemi, cerca schemi per proteggerci dal pericolo. Il problema sorge quando questo meccanismo fisiologico si trasforma nell'illusione di poter (e dover) controllare tutto.
Rileggiamo continuamente le risposte ricevute per capire cosa pensa davvero l'altro, pianifichiamo ogni dettaglio del futuro, immaginiamo le peggiori ipotesi possibili per non farci cogliere impreparati.
Eppure, più proviamo a stringere la presa sulla realtà, più diminuisce la nostra flessibilità e aumenta l’ansia.

 

Il cortocircuito dell'ansia e il controllo

L'ansia nasce spesso proprio da questo cortocircuito: il tentativo ostinato di esercitare controllo su ciò che, per sua natura, è incontrollabile: gli eventi futuri, le reazioni degli altri, gli imprevisti della vita.
Quando la mente si imbatte nell'incertezza, spesso tende a interpretare il non-sapere come un segnale di pericolo imminente. Di fronte alla mancanza di certezze, attiva risposte di allarme e ci spinge ad applicare ancora più controllo: analisi infinita dei dettagli, ricerca continua di rassicurazioni da parte degli altri, tentativi di prevenire ogni variabile.
E’ un circolo vizioso: il controllo momentaneamente placa la tensione, ma sul lungo periodo conferma al cervello che l'incertezza è una minaccia da cui difendersi. Così la nostra tolleranza all'imprevedibile si riduce sempre di più, fino a ridurre drasticamente le possibilità a cui possiamo aprirci e paralizzarci.

 

Spostare il focus: dalle garanzie alla fiducia 

Per uscire da questa trappola, la risposta non è sforzarsi di trovare più risposte o cercare la certezza assoluta, ma sviluppare la capacità di tollerare l'incertezza.
Tollerare non significa subire passivamente né rassegnarsi, ma cambiare la domanda di fondo. Invece di chiederci "Come posso essere sicuro che andrà tutto bene?", proviamo a chiederci "Ho le risorse per affrontare quello che accadrà, anche se non andrà come previsto?".
Significa spostare il baricentro del controllo dall'esterno all'interno: il controllo esterno cerca di piegare la realtà alle nostre aspettative (cosa impossibile), il controllo interno si focalizza su come scegliamo di rispondere a ciò che accade, sulla nostra presenza nel momento attuale e sulla cura delle nostre emozioni.

 

Abitare il "non-sapere"

Stare nell'incertezza richiede allenamento e soprattutto gentilezza verso se stessi. Inizia con piccoli atti di resa quotidiani: notare quando la mente sta creando scenari catastrofici futuri e riportare l'attenzione al corpo, al respiro o all'unica cosa che possiamo davvero gestire in questo momento: il presente.
L'incertezza porta con sé il rischio, è vero, ma è anche l'unico spazio in cui risiedono la novità, il cambiamento e la possibilità. Smettere di controllare tutto non significa perdersi per strada, ma iniziare finalmente a fidarsi dei propri passi.

 

«Il non sapere è un luogo di grande accoglienza, è la postura dell'ascolto, dell'attesa senza pretese. Quando non sappiamo, siamo esposti e vulnerabili, ma anche del tutto aperti alle possibilità.»

Chandra Candiani, Questo immenso non sapere

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