Il paradosso del tempo libero

So rilassarmi davvero?

Quante volte durante l’anno aspettiamo l’estate per fare qualcosa (riposarci, rallentare, staccare la spina) e poi, appena arriva il tanto desiderato tempo libero, ci troviamo spaesati?
Quante volte avere finalmente spazio d’azione, invece che farci sentire leggeri, aumenta l’ansia?

È un paradosso più comune di quanto si pensi.
Siamo abituati a vivere con organizzazioni serrate, scandite da impegni, orari, responsabilità. Il nostro tempo non è quasi mai un tempo interno, fatto di ritmi naturali e biologici; è più spesso strutturato da fattori esterni: lavoro, studio, famiglia, impegni sociali. Questa organizzazione, per quanto a volte percepita come stressante, ci offre anche un contenitore mentale: sappiamo cosa fare, quando farlo, e perché.
Quando questo contenitore improvvisamente si svuota, come accade durante le vacanze o nei momenti di pausa, e finalmente potremmo essere a contatto con il nostro tempo interno, possono emergere sensazioni inattese: disorientamento, confusione, impazienza. Non sapere come usare il tempo libero può generare inquietudine e ansia. È come se ci venisse restituita una libertà per la quale non siamo allenati.
Il punto non è avere tempo, ma saperlo abitare.

Imparare a godere del tempo

Molte persone associano il relax all’assenza totale di attività. Ma rilassarsi non significa necessariamente non fare nulla. Significa piuttosto entrare in una dimensione in cui mente e corpo possono rallentare, senza pressione né aspettative.
E quando quando usciamo dal ritmo automatico e incalzante, emerge una domanda importante: so cosa mi fa stare bene davvero?
Spesso riempiamo il tempo libero con attività che dovrebbero essere piacevoli, ma che finiscono per diventare un’altra forma di dovere: vedere tutti, fare tutto, non sprecare neanche un momento (come se fosse sprecato!). In questo modo, il tempo libero perde la sua funzione rigenerativa e diventa una nuova fonte di stress.
Imparare a rilassarsi è una competenza psicologica. Richiede ascolto, sperimentazione e la possibilità di non essere produttivi.

Spesso questa competenza va coltivata e allenata e può richiedere alcuni passaggi:

  • Accettare il vuoto iniziale: è normale sentirsi disorientati quando si rallenta.

  • Ridurre le aspettative: non esiste un modo “giusto” di vivere il tempo libero.

  • Ascoltare i propri ritmi: cosa mi dà energia? Cosa me la toglie? Alternare attività e pausa: il relax non è immobilità costante, ma equilibrio tra il fare qualcosa di piacevole e il riposo.

Forse la vera sfida non è trovare tempo per rilassarsi, ma imparare a restare dentro quel tempo senza riempirlo in modo automatico.

E allora la domanda cambia: non é più “ho tempo per rilassarmi?”, ma “sono capace di farlo?”

Se fai fatica a gestire il tempo ribero e a creare spazi di rilassamento, prova a mettermi in agenda.
Usa un colore specifico e in alcuni orari scrivi “relax” o “tempo per me” o ancora “tempo da non programmare” e osserva cosa provi quando si avvicina o quando lo stai vivendo. 
Se senti maggiore tensione fisica o agitazione, puoi fare qualche pratica di rilassamento o un’attività che ti aiuti prima di tutto a sciogliere le tensioni.
Se non sai cosa fare o senti disorientamento, puoi creare una lista di attività che ti piacciono o ti fanno bene, in modo da poter scegliere tra quelle quando arriva il momento del tuo

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